La distruzione dell’arte

Non è una novità che alcune opere d’arte siano soggette ad atti vandalici.

Le guerre, in particolar modo quelle combattute durante il secolo scorso, oltre alle vittime umane e ai danni economici, hanno comportato un’altra tipologia di perdita irreparabile: il danneggiamento del patrimonio culturale. In tali situazioni i beni culturali sono di fatto passati da espressione o testimonianza della storia, a vittime di questa.

La distruzione spesso in passato riguardava opere e statue raffiguranti re o divinità, arrivando fino alla mutilazione delle effigi di Mussolini.

Ma non sono soltanto le statue raffiguranti personaggi politici ad essere oggetto di odio e distruzione. L’intero patrimonio artistico, espressione della cultura e dell’identità sociale, sembra costantemente sotto il mirino delle forze che puntano al rovesciamento della società stessa. Dal bombardamento di Dresda nel 1945 alla distruzione dei templi sciiti in Iraq, ci troviamo di fronte a cicatrici indelebili di ferite inferte al patrimonio culturale.

Insomma che si tratti di arte antica o contemporanea, esposta in musei o in spazi aperti il vandalismo artistico, o iconoclastia moderna, se la prende con ogni tipo di opere.

Taller_Buddha_of_Bamiyan_before_and_after_destruction
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Dalla Roma “culturofaga” ai “veli di pudore” dipinti sui dipinti di nudi al Rinascimento, o alle rappresentazioni del Profeta cancellate dagli estremisti musulmani, il vandalismo si è inventato ogni tipo di motivazione per giustificare una violenza che ha raramente un rapporto con l’opera in quanto tale.

A volte l’obiettivo è proprio quello di fare “tabula rasa”, di cancellare il simbolo di qualcosa che non viene accettato.

Questo scopo viene perseguito dai tempi della Germania nazista, in cui si rifiutavano a spesso si distruggevano opere d’arte “degenerate” e libri non accettati dal regime. I futuristi volevano a loro volta distruggere i musei, in quanto depositari dell’arte del passato.

Un esempio è la distruzione dei Bouddas di Bamiyan in Afghanistan nel 2001, avvenuta poiché i Talebani si opponevano al simbolo di una cultura che volevano vedere sparire.

Ausstellung_entartete_kunst_1937

Da motivazioni di questo genere si passa al vandalismo come “gesto artistico”. Danno collaterale legato a guerre, rivoluzioni o colpi di stato, la nozione di vandalismo è emersa solo nel 1789.

Vedendo i discepoli di Robespierre distruggere i simboli della monarchia e del cristianesimo, è nata la nozione di patrimonio, puoi quella della sua conservazione e finalmente di museo.

Nel 2006, durante un’esposizione Dada, al centro Pompidou di Parigi, un’artista prese a martellate il celebre Orinatoio di Duchamp, uno dei simboli più famosi dell’arte moderna. Questo gesto iconoclastico, definito dall’autore come il “completamento dell’opera di Duchamp” è per prima cosa un attacco contro l’istituzione.
In altri casi, come quello del bacio deposto sull’opera di Cy Twombly, la volontà è di doppiare l’intenzione dell’artista, il vandalo si sostituisce con esso.

La distruzione diventa centrale nell’evoluzione di alcuni artisti e nella concezione dell’arte. Si può riferire come lo stesso Picasso riflettesse su come le pittura fosse una somma di addizioni e, al contrario, la sua pittura fosse diventata una somma di distruzioni.

C’è anche la possibilità che la distruzione dell’arte diventi un gesto politico.

Questo è possibile soprattutto se a compiere il gesto è l’artista stesso, come ha fatto Blu, famoso street artist italiano, con due murales dipinti sui muri di Berlino.

Prevendendo i cambiamenti che sarebbero stati attuati nella città, l’artista ha voluto anticipare quello che sarebbe comunque stato il destino delle due opere.

Certo, nel caso della street art la scomparsa di un’opera va messa in conto. Ma l’azione stessa di questo street artist ha qualcosa di artistico al suo interno. C’è la volontà di sottrarsi al meccanismo che ingloba l’arte e la ricontestualizza nel mercato.

Un altro artista diventato famoso, tra le altre cose, per le sue opere “di distruzione”, è Ai Weiwei. Questo artista rivoluzionario proveniente dalla Cina ha infatti distrutto un vaso antico della dinastia Han, dipingendovi poi sopra la scritta “Coca-Cola”. Questo è il gesto di chi mette in discussione l’autorità senza esserne mai schiavo.

SaddamStatue
Caduta della Statua di Saddam Hussein, Iraq

Cosa ne pensi di tutte le motivazioni che sono state capaci di spingere l’uomo a distruggere delle opere d’arte? Sei d’accordo con noi sul fatto che storia e cultura siano fondamentali per comprendere il presente? Se sì, dai un’occhiata qui, altrimenti lasciaci un commento dicendo come la pensi!

Fonte foto: Taller Buddha – Wikipedia

Mostra – Wikipedia

Caduta della Statua – Wikipedia

 

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